Questione di sync

Un mio caro amico di buona cultura era un appassionato melomane, in particolare appassionato dell’opera lirica. Non era musicista né musicologo, ma possedeva tutte le edizioni di tutto il repertorio operistico e poteva citare o recitare un buon numero di libretti – tentava anche di cantarli, ma perlopiù si riusciva a impedirglielo.
La sua forte disarmonia non gli impediva di dirigere mirabilmente sinfonie e melodrammi: non dal vivo, perché non disponeva di orchestra né di cantanti, però possedeva una bacchetta professionale che conservava in un prezioso astuccio con la stessa cura che Benedetti Michelangeli aveva per il suo Stenway&Sons da cui non si separava neanche in tournée.
Il mio amico era anche raffinato cuoco, buon gourmet, ottimo conviviale e attivo organizzatore di liete serate. Che avevano un finale obbligato. Dopo il dessert e una buona dose di Laphroaig Islay single malt scotch whisky, la moglie annunciava: – Adesso dovete prepararvi, lo sapete già, B. dirigerà qualcosa per voi.
L’interpellato B. si schermiva un poco, ma poi cedeva ai flebili mugolii d’assenso degli amici. Mentre la moglie collocava il 33 giri sul giradischi, l’amico saliva su un podio immaginario, richiamava l’attenzione degli immaginari professori di una immaginaria orchestra, e con un cenno del capo (alla moglie, protesa sul piatto) avviava l’esecuzione.
B. non conosceva la musica, ma aveva memorizzato la gestualità di ogni grande direttore, da Karajan a Kleiber a Giulini. Complice il Laphroaig e le luci sapientemente dosate della stanza, l’illusione era sorprendente: sembrava che la bacchetta di B. guidasse realmente l’orchestra immaginaria, e pareva che il suo sguardo, ora corrucciato, ora tenero, ora corroborante, ora languidamente complice, ipnotizzassero ogni immaginario professore.
Questo mirabile kitsch musicale era il risultato di lunghi anni di studio matto e visionario (veniva da pensare che con la stessa abnegazione B. avrebbe potuto frequentare il conservatorio), nonché di un acutissimo senso del sync, grazie al quale B., che conosceva a memoria le note avendole ascoltate innumerevoli volte, anticipava di un milionesimo di secondo l’esecuzione registrata.
Purtroppo ora B. non c’è più. Peccato, era troppo in anticipo sui tempi. Oggi avrebbe avuto tutti i titoli per candidarsi alla direzione di una prestigiosa orchestra.

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