
Suor Hermann Marie ha dato gli ultimi tocchi alla mia ferita da arma da fuoco. Dalla mia sedia vedevo molto bene l’immagine di Kennedy e del papa in paradiso. Sotto sotto quel quadro mi piaceva. Mi faceva sentire bene, sentimentalmente confortato. Il presidente ancora vigoroso dopo la morte. La semplicità del papa aveva qualcosa di radioso. Perché non poteva essere vero? Perché non avrebbero potuto incontrarsi da qualche parte, in un tempo futuro, sullo sfondo di morbidi cumuli, per stringersi le mani? Perché non potevamo incontrarci tutti, come in un racconto epico di divinità proteiformi e gente comune, da qualche parte lassú, con corpi ben proporzionati e luminosi?
Ho chiesto alla mia suora: – Che cosa dice oggi la Chiesa a proposito del paradiso? È sempre il vecchio paradiso di una volta, nel cielo? Lei si è girata per lanciare una fuggevole occhiata al quadro.
– Ci fa cosí stupidi? – ha detto.
La veemenza della sua risposta mi ha lasciato esterrefatto.
– E allora cos’è il paradiso, secondo la Chiesa, se non è la dimora di Dio, degli angeli e delle anime di quelli che si salvano?
– Quelli che si salvano? Ma salvarsi da cosa? Certo bisogna essere proprio degli zucconi per venirsene qui a parlare di angeli. Me lo faccia vedere, un angelo. Gliene sarei grata. Vorrei tanto vederlo.
– Ma lei è una suora. Le suore credono a queste cose. Quando vediamo una suora ci rallegriamo, è qualcosa di simpatico e divertente, perché pensiamo che c’è ancora qualcuno che crede negli angeli, nei santi, e in tutte le cose tradizionali.
– E lei è davvero cosí zuccone da crederci?
– Ma non è quello in cui credo io a contare. È quello in cui crede lei. – È vero, – ha detto la suora.
– I non credenti hanno bisogno dei credenti. Desiderano disperatamente che esista qualcuno che crede. Ma mi faccia vedere un santo. Mi porti qui il pelo del corpo di un santo.
Si è chinata verso di me, con quel viso severo incorniciato dal velo nero. Cominciavo a preoccuparmi.
– Siamo qui per prenderci cura dei malati e dei feriti. Questo e basta. Se vuole parlare del paradiso deve cercarsi un altro posto.
Don DeLillo, Rumore bianco, Einaudi, Traduzione di Federica Aceto