EDIPO: – Se sinistra luce poi m’avvolse — ah, sinistra, sì — e alzai le mani su mio padre, e l’ammazzai, senza decifrare la vittima chi era, tu tenti d’addossarmi l’atto inconscio? Sarebbe razionale? Mia madre! Non hai coscienza, non hai pudore ad artigliarmi parole sugli amori con la donna, sangue del tuo sangue? Dirò tutto. Non seppellirò le cose: hai superato il limite, tu, lingua oscena. Fui nel suo ventre. Ventre — nooh, la mia vergogna! — cieco d’uomo cieco. Ventre che, dopo me, fruttò nati a me, e scandaloso nome a lei. Io so profondamente questo: tu premediti l’insulto osceno contro me, e lei. In quello sposalizio non ci fu volere mio: e non c’è volere nel suoni che scandisco. Non temo scandalo, io, per le mie nozze, e per il sangue di mio padre ucciso, che mi sputi in faccia, tu, ossessivo, duro, velenoso. Controbattimi su un punto solo. Basta questo. Se a te, a te che sei morale, adesso, qui, s’affianca uno, e ti colpisce a morte, tu che fai, l’inchiesta se è tuo padre, l’assassino, o scatta il tuo colpo di difesa? Io non ho dubbi. Se senti tua la vita, rispondi al primo colpo, non indaghi la traccia di un diritto. Precipitai in questo abisso anch’io.
Sofocle, Edipo a Colono, Garzanti, Traduzione di Ezio Savinio