
Un giorno, un solo giorno di vita a casa mia, tra mobili suppellettili tappeti e drappi che pochi anni prima erano stati nuovi: ma quel giorno già si era sommato all’altro che lo aveva preceduto e tutti si annullavano subito nella polvere che non riuscivo a cacciarmi d’intorno. E io l’intuivo a fondo, quella polvere (granellini che poi osservati da vicino sono contorti e pungenti peli, lebbrosi frammenti di sostanze indefinibili ma per natura ostili, sabbie elementari che vogliono rendere anche fisicamente simile al deserto ciò che è stato lasciato in preda alla solitudine), tossivo e sternutivo nella polvere, ma soprattutto la sentivo, al di fuori di ogni vieta metafora, come la più concreta proiezione dei miei ultimi anni trascorsi; in realtà non la mia opera ma la vuotezza della casa aveva segnato il tempo e me ne aveva portato il resoconto esatto.
Andrea Zanzotto, “Oltre l’arsura”, Racconti e prose, Mondadori