
Imparo a vedere… Sì, comincio. Va ancora male. Ma voglio profittare del mio tempo.
Che non mi sono mai reso conto, per esempio, di quanti visi ci sono. Di uomini ce n’è una quantità, ma di visi molti più, perché ogni uomo ne ha parecchi. Ci sono persone che portano un viso per anni, è naturale che lo logorino, diventa sporco, cede nelle pieghe, si sforma come un guanto calzato in viaggio. Persone econome, semplici; non lo cambiano, non lo fanno neppure pulire. «Va abbastanza bene» affermano, e chi può loro provare il contrario? Certo ci si domanda, poiché hanno parecchi visi, che ne fanno degli altri. Li mettono da parte. Li porteranno i loro figli. Ma accade pure che con quei visi escano i loro cani. Perché no? Un viso è un viso. Altre persone mettono i loro visi con rapidità eccezionale, uno dopo l’altro, e li consumano. Pensano sulle prime di averne per sempre, ma non sono ancora ai quaranta: ecco l’ultimo. Naturalmente ciò ha il suo lato tragico. Non sono abituati a risparmiare visi, dopo otto giorni l’ultimo è finito, ha buchi, in molti punti è sottile come carta, e a poco a poco affiora il sottofondo, il nonviso, e loro camminano con quello.
Rainer Maria Rilke, I quaderni di Malte Laurids Brigge , Adelphi,
Traduzione Giorgio Zampa