Ascolti traversi. Pellegrino Tomeoni

Succede che in un giorno sospeso
– può succedere, è un’eventualità
nulla ci è dovuto, Franz
(desiderare, sì, questo è consentito,
ma non sposta niente, Franz:
lei ha potere di fare accadere le cose?
Ecco, vede? Nemmeno io.)
Desiderare, dicevo, ma poco poco.
Flebilmente, ecco, con un filo di voce,
si potrebbe dire, se il desiderio
fosse esprimibile a parole, ma non è questo il caso.
Dunque, necessariamente,
il desiderio se ne deve stare in anticamera.
In quella del Pensiero, Franz, è evidente!
Ha mai visto un desiderio
nella sala d’attesa di un dentista?
O di un notaio?
Nemmeno io.
L’habitat naturale del desiderio
è sala d’aspetto del Pensiero,
laddove il concetto stesso di anticamera
implica la possibilità,
anzi la forte probabilità
di non essere mai ricevuti;
ce lo conferma una ricca aneddotica popolare:
«Dopo due ore
mi ha mandato a dire di tornare giovedì.»
Il Pensiero ha sempre molto da fare,
ogni tanto si affaccia nell’anticamera,
dà un’occhiata,
vede l’assembramento di desideri in attesa
e subito richiude la porta.

Non so come, lei mi ha dirottato sul desiderio, Franz.
Non neghi l’evidenza, ci siamo solo noi due,
e io certamente non son stato.
Si figuri se, col mio vissuto
e diciamo anche col mio presente,
andavo a pestare la coda al desiderio.
Tanto peggio. Dico per lei, Franz,
perché adesso bisogna ricominciare.
Stavo dicendo: Un giorno succede…
Ecco, sì, succede:
succede l’incontro, questo era l’argomento.
Il caso Pellegrino Tomeoni.
Non lo conosce? Fino a ieri, nemmeno io,
Pellegrino Tomeoni, 1755-1820, nato a Lucca,
discendente di una dinastia di musicisti
e compositore a sua volta.
Tutto questo non la interessa, vero, Franz?
Nemmeno a me, ma non si può pretendere
di vedere solo gente stimolante.
Le consiglio di lasciar perdere tutta la produzione organistica
del Tomeoni, Franz, e di concentrarsi
su un Allegro per pianoforte.
Non mi chieda se è il movimento che apre la sonata
oppure la conclude, dopo un Minuetto,
come tutte le sue colleghe oneste.
Non me lo chieda perché non lo so, Franz,
è un Allegro orfano.
Forse a Tomeoni gli è scappato di scriverlo
fra un Magnificat e un Offertorio organistici,
giusto per tirare il fiato
in pausa, sull’armonium della sagrestia.
Si metta il cuore in pace, non lo sapremo mai,
gli storici della musica hanno tanto altro da fare,
proprio come il Pensiero. Infatti
sono due secoli che il Tomeoni
se ne sta seduto anche lui in sala d’aspetto
con sulle ginocchia il suo piccolo mistero.
Mi segue, Franz? Bene. Ora si concentri su questo Allegro
Fatto? Bene.
Mi dica: le è sembrato memorabile?
Ha ragione, neanche a me.
Di buona fattura, ma questo era scontato,
stiamo parlando di un musicista,
non di una scimmia
che impazza con le mani sulla tastiera.
Però non memorabile.
Ma dire tempo perso è da presuntuosi, Franz.
Sentiamo, cosa avrebbe fatto lei
di notevole,
o anche solo di utile
durante quei pochi minuti di ascolto?
Per me invece
è stata, nel suo piccolo,  una figura toccante:
il Pellegrino sulla panca,
consapevole di essere diventato invisibile dal 1820
e che tuttavia aspetta, con lo spartito del suo Adagio in mano
ben arrotolato e infiocchettato da un nastrino rosso
un po’ sbiadito dai secoli.
Contrariamente a lei, Franz, che è un borioso,
mi è parsa un’immagine di grande dignità,
il rappresentante sindacale di tutti i dimenticati.

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