Le figurine di Radiospazio. Il Passo e la Danza

Matisse: Jazz: Circo

È letteratura tutto ciò che non usa il linguaggio in modo strumentale, come mero mezzo, ma anche e soprattutto come fine. Per spiegare come ciò sia possibile Valéry introduce un’illuminante similitudine: quando un bambino acquista maggiore dimestichezza con le sue gambe, scopre che «può non solo camminare, ma anche correre; e non solo camminare e correre, ma anche danzare». Il bambino ha così «inventato e scoperto una specie di utilità di secondo grado per le sue membra». Infatti, mentre camminare è «un’attività abbastanza monotona e poco perfezionabile», la danza permette «un’infinità di creazioni, variazioni o figure». Valéry si chiede dunque se «quanto alla parola, non potrà forse trovare uno sviluppo analogo». Il bambino impara che con la facoltà di parlare può fare anche qualcosa di diverso che chiedere la marmellata o negare le sue marachelle: «Si impadronirà del potere di ragionamento; si creerà delle fantasie [fictions] che lo divertiranno quando è solo; ripeterà fra sé e sé delle parole che gli saranno piaciute per la loro stranezza e il loro mistero». Nasce così un uso del linguaggio alternativo a quello strumentale che si pone alla base di quell’arte del linguaggio genericamente identificata con la letteratura, la produzione di opere in versi o in prosa: «Così, parallelamente al Passo e alla Danza, troveranno posto e si distingueranno in lui i tipi diversi della Prosa e della Poesia»

Danilo Manca, Valéry e la filosofia della letteratura
Rivista di estetica, Open edition

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