Le figurine di Radiospazio. La statua della Giustizia

Davanti a questa statua della Giustizia, un vecchio più che novantenne venne colto da un subito stravolgimento, e confessò due delitti impuniti da lui compiuti nella sua lontana giovinezza. Per gelosia dei sensi aveva assassinato il suo migliore amico; lo aveva accompagnato in una pacifica scampagnata, e lo aveva dirupato in un cupo abisso, dove si era disintegrato con un lungo e gradevole urlo. Aveva anche ucciso un casuale e innocente testimone, e    iù tardi aveva assassinato un signore malinconico che aveva qualche sospetto sui suoi delitti. Tutte queste salme egli aveva strapiombato giù per quel precipizio, che descrisse indicò con didascalica lucidità. Le ricerche subito condotte non rivelarono traccia alcuna di un così antico delitto; le avesse cancellate il trascorrere del tempo, o non fossero mai avvenuti i due delitti. Il vecchio, che non era possibile incriminare, dette in una forma di follia. Affermava che la signora qui raffigurata, la Giustizia, non avrebbe tollerato che egli morisse impunito.

Giorgio Manganelli, Antologia privata, Rizzoli

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