
Fra le tante carte venute alla luce dopo la morte di Lucia Rodocanachi, il 22 maggio 1978, un corposo gruppo di lettere conservate per decenni lasciava emergere la trama di una vicenda editoriale tanto interessante quanto desolante e, per alcuni, scandalosa. Eppure, non si sbaglierebbe affermando che la sua storia, pur a distanza di oltre quarant’anni, continui a rimanere perlopiù sconosciuta, benché Rodocanachi sia stata la ghost translator di importanti nomi del mondo letterario italiano fra gli anni Trenta e Quaranta, compresi Eugenio Montale, Carlo Emilio Gadda ed Elio Vittorini. Il suo nome non comparve quasi mai sui libri a cui lavorò; al suo posto, c’è la firma – sempre maschile – di chi con mirabolanti salamelecchi le commissionava quei lavori. “Si diverte tanto a tradurre?”, le scrisse una volta Vittorini con notevole mancanza di perspicacia, viene da pensare, o, peggio, con totale malafede.
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