Le figurine di Radiospazio. Reietti

Ma non perdiamo di vista il nostro Ulisse. Stamattina è uscito pieno di propositi e non intende rincasare senza aver concluso nulla. Passato dalla chiesa al bar, s’è concesso un panino e una birra con i soldi sopravvissuti ai santi tributari. Poi, raggiunta la banca, scavalcato il senzatetto steso di traverso davanti alla porta automatica col suo cane, è entrato nel tempio della modernità per estinguere il conto. Perché è da idioti pagare per prestare denaro, ha detto rinfacciando all’impiegato le spese sempre più esorbitanti, da usurai, e, più in generale, la tirannia dell’intero sistema finanziario, un’organizzazione diabolica e ricattatoria dedita a trasformare prestatori in debitori, un comitato di rapina internazionale di cui lui, anonimo e servile sportellista, è complice, anche se forse, ottuso com’è, non se ne rende nemmeno conto. Ma questo non l’ha detto. Ha invece firmato svariati moduli seguendo di malumore le istruzioni dello sportellista e prelevato l’intero patrimonio: 2529,99 euro. Pensava di più.
L’impiegato glieli ha contati sotto gli occhi leccandosi enfaticamente i polpastrelli e spingendogli davanti con disprezzo le monetine. Ulisse li ha contati di nuovo, per scrupolo. La banca può concedere prestiti vantaggiosi, ha accennato perfidamente l’impiegato. Ma Ulisse non ha risposto alla provocazione, s’è infilato i risparmi in tasca e se n’è andato. Fuori, scavalcato il senzatetto, ha preso la via di casa e, notando che anche la banca concorrente, poco più in là, ha il suo senzatetto concorrente diligentemente posizionato all’ingresso, anch’egli col suo cane concorrente intontito dal caldo, s’è lasciato andare a vaghi pensieri sul progresso e sui nuovi luoghi di culto della modernità, su come insomma i reietti più aggiornati, che un tempo si distribuivano di preferenza davanti alle chiese, hanno traslocato negli ultimi decenni nei pressi di centri commerciali e istituti di credito e lì marciscono al passo coi tempi, per così dire, e così immobili all’ombra dei bancomat, sotto il viavai infaticabile delle carte di credito, che sembrano ormai propaggini, malformazioni, tumefazioni visibili delle complicate articolazioni finanziarie, perlopiù invisibili. Perché ogni fede produce i suoi scarti.

Sergio La Chiusa, Il cimitero delle macchine, Scafiblu, Miraggi

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