
Pablo Picasso, Don Chisciotte
La poesia, a mio avviso, è come una fanciulla giovane e tenera, bella oltremodo, che è compito d’altre fanciulle, che son poi tutte le altre scienze, arricchire, abbellire e ornare, e lui deve servirsi di tutte, e tutte devono ricevere prestigio da lei; ma questa fanciulla non dev’esser toccata, né trascinata per le vie, o esposta alle cantonate delle piazze o all’angolo dei palazzi. Ella è d’un metallo di tal valore, che chi la sa trattare la muterà in oro purissimo di inestimabile prezzo; chi ce l’ha deve tenerla entro certi limiti, senza lasciarla scadere in turpi satire o in malvagi sonetti; non dev’essere in alcun modo in vendita, a meno che non sia in poemi eroici, in pietose tragedie o in commedie gaie e originali; non deve dar confidenza ai buffoni o al volgo ignorante, incapace di riconoscere e di stimare i tesori che in lei si racchiudono. E non crediate, signore, che io qui chiami volgo solo la gente umile e plebea; che chiunque non sa, sia egli signore e principe, può e deve rientrare nel numero del volgo; e cosí, chi coi requisiti che ho detto tratterà e possiederà la poesia, sarà famoso, e il suo nome stimato per tutte le nazioni civili del mondo.
Miguel de Cervantes, Don Chisciotte della Mancia, Einaudi
Traduzione di Vittorio Bodini