Video. Augusto Tretti, Il potere, un capolavoro poco visto e dimenticato. (1972) 3′

https://www.youtube.com/watch?v=NG_xahr0gRk

In un’intervista degli anni Settanta pubblicata su L’Espresso, Fellini definì Augusto Tretti un genio. Confesso che rimango sempre perplesso di fronte a giudizi così apodittici; certo, quando vidi (fra i pochissimi) “Il Potere” in una saletta d’essai ne rimasi fortemente impressionato. Mi pareva che nessuno avesse mai osato realizzare un film così radicale e al tempo stesso elegante come quello. Così come enuncia candidamente e provocatoriamente il titolo, “Il Potere” racconta in poco più di un’ora le trasformazioni del Potere attraverso i secoli, addirittura dai primordi dell’umanità. In Come si fa una tesi di laurea, Umberto Eco raccomandava agli studenti di astenersi da tesi sul genere di “Brevi cenni sull’Universo”. Ma quello di Tretti non è una tesi, bensì un pamphlet, uno sghignazzo e soprattutto un pugno allo stomaco sferrato da un anarchico ben carburato dal vino ma niente affatto ubriaco. Parlo del vino, perché gli attori che interpretano i personaggi del film sembrano (o forse sono) prelevati dalle osterie per dar vita, uno dopo l’altro, a Manitù, i Gracchi, D’Annunzio, ecc.
Attori presi “dalla strada” nel solco della tradizione neorealista? Niente affatto: Carlo Battisti, il protagonista di” Umberto D”, professore di glottologia e Lamberto Maggiorani, operaio, protagonista di “Ladri di biciclette”, ambedue digiuni di recitazione, erano lavorati dalla regia di De Sica, così da risultare del tutto “credibili”. Tretti, al contrario, fa sfilare davanti alla macchina da presa non-attori lasciati allo stato del tutto grezzo, con i loro nasi bitorzoluti, i denti radi nelle bocche rugose e tutte le sgrammaticature di chi non ha mai recitato nulla, nemmeno nel teatrino della scuola. Per non dire poi di scene e costumi (cartapesta e stracci) che denunciano la loro origine: un “fatto in casa alla come viene”, molto alla buona. Un trattamento speciale viene riservato a Mussolini: un corpo in camicia nera sormontato da una grossa testa grottesca di cartone, munita di un gancio in cima come quella delle marionette. L’ilare violenza di Tretti (il pugno nello stomaco) sta proprio qui, nella natura baracconesca delle immagini (e anche nei dialoghi elementari): il Potere è una tigre di carta, idiota e vomitevole, ma soprattutto un’accolita di miserabili.
Purtroppo il film ha circolato poco nelle sale d’essai. Ignoro se sia stato conservato da qualche parte, visto che compare nelle teche della Rai. Se qualcuno (non la Rai di oggi, ovviamente) li proiettasse di nuovo, questo sarebbe il momento giusto.

Lascia un commento