
È arrivato in questi giorni nelle sale Jojo Rabbit del regista neozelandese Taika Waititi a coprire una lacuna del discorso sulla Shoah, quella di film e racconti semplificati, rivolti a un pubblico di più piccoli a cui pure il discorso della memoria vorrebbe giustamente rivolgersi. Un tale uditorio, incarnato dai bambini delle elementari, è, infatti, di norma ritenuto non all’altezza della complessità degli eventi. I bimbi sarebbero troppo giovani per comprendere le questioni storiche alla base della tragedia del nazismo e troppo sensibili per essere messi di fronte alla crudezza dei fatti e delle circostanze dello sterminio. Jojo Rabbit prova a dimostrare che non è così, che si può proficuamente rivolgersi proprio ai più piccoli per passare loro il testimone della memoria.
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