
Oggi ho scritto una lettera d’amore per conto terzi. Per me è sempre una grande gioia. Prima di tutto è ogni volta molto interessante entrare in modo così vivo in una situazione, eppure con ogni agio possibile. Carico la mia pipa, ascolto la relazione, mi vengono mostrate le lettere della diretta interessata. Sono sempre studi importantissimi per me quelli riguardanti il modo di scrivere di una giovane fanciulla. Eccolo lì seduto, innamorato morto, legge le lettere di lei ad alta voce, interrotto solo dalle mie laconiche osservazioni: “Però, scrive bene, ha sentimento, gusto, prudenza, senza dubbio è già stata innamorata ecc. ecc.”. In secondo luogo è una buona azione quella che compio. Aiuto una giovane coppia; poi presento il conto. Per ogni coppia felice mi scelgo una vittima: rendo felici due persone, al massimo infelice una soltanto. Sono onesto e fidato, non ho mai ingannato nessuno che si sia affidato a me. Un margine di scherzo c’è sempre, ma è una gratifica legittima. E perché godo di questo credito? Perché so il latino e coltivo i miei studi e perché tengo sempre per me le mie storielle. E non merito questo credito?
Søren Kierkegaard, Il diario del Seduttore, Feltrinelli