
Una volta c’erano due amici che andavano sempre d’accordo. Facevano lunghe discussioni e avevano sempre l’aria di capirsi benissimo. Caratteristico era il fatto che, mentre le loro compagne (o spose o fidanzate che dir si voglia) si guardavano sempre in cagnesco senza la minima ombra di comprensione reciproca, i due amici sembravano sempre capaci di superare le differenze con discorsi ragionevoli e persuasivi. Perché si capivano benissimo.
I due si capivano così bene perché parlavano quasi sempre con le parole degli ultimi libri che avevano letto. E se le loro vedute qualche volta non combaciavano, era solo perché uno dei due aveva letto un certo libro e l’altro no. Allora l’altro doveva recuperare, e quando aveva letto lo stesso libro i due si capivano di nuovo benissimo.
Ma col tempo i due amici si sono visti sempre meno. Uno di loro è andato ad abitare in un altro paese, e il sincronismo delle loro letture si è rotto. Così le parole dei libri hanno smesso di funzionare come una vernice omogeneizzante che passava sopra tutte le differenze. Prima c’era una coincidenza meccanica nelle loro opinioni politiche, letterarie, filosofiche, scientifiche. Indossavano quelle opinioni come una livrea, e usavano quelle parole come fanno i dottori con i malati. Anche i dottori parlano sempre con le parole dei libri che hanno letto e si capiscono così, ma nessun malato ha mai capito di cosa parlino i dottori.
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