
Eugène Ionesco l’ho scoperto alla fine del liceo grazie a un cofanetto Mondadori sul Teatro dell’assurdo che conteneva tre oscar con le più note commedie di Samuel Beckett, John Osborne e, appunto, Ionesco. Se Beckett e Ionesco potevano forse stare insieme, mi pareva che Osborne, esponente di punta dei “giovani arrabbiati”, fosse un po’ un intruso. Di Ionesco avevo già sentito parlare della Cantatrice calva e della Lezione, che spesso venivano rappresentate insieme e che aprivano quello stesso volumetto, pubblicato nel 1971. Seguivano Amedeo o Come sbarazzarsene, L’improvviso dell’Alma e Assassino senza movente, il primo Ionesco, insomma. Fu qualcosa di sorprendente, un denudamento della realtà, smascherata attraverso continui paradossi, grazie a un’illimitata libertà verbale e a una comicità irresistibile che sfociava nel grottesco. Ionesco non faceva altro che denunciare la vacuità e l’assurdità della vita, smontandone gli schemi e le impalcature formali, fino a ridicolizzare gli uomini e a spalancare loro gli occhi perché potessero constatare il nulla, sociale, individuale, storico. Che cosa poteva desiderare di più uno studente già predisposto e orientato al nichilismo da un autore teatrale contemporaneo, che per sua stessa ammissione doveva la sua formazione a Kafka e ai fratelli Marx?
L’idea di “Giù le mani da Ionesco!” nacque in me molti anni dopo a Parigi, quando scoprii che al Théatre de la Huchette una compagna teatrale aveva portato in scena La Cantatrice calva per circa cinquant’anni e continuava a farlo, tutte le sere, sempre con gli stessi attori. Ne rimasi stupefatto, non esitai un attimo e acquistai il biglietto, volevo vedere chi fossero quei sei attori che dedicavano completamente la loro vita artistica a Ionesco. In un opuscolo dalla copertina rossa con il disegno della faccia ridente di Ionesco appresi che ogni ruolo era ricoperto da un gruppo di cinque o sei attori a rotazione, ma questo non alterava la singolarità del progetto. Nei giorni successivi, ogni sera, alle ore 19, anche dopo esser rientrato in Italia, mi dicevo: ecco, in questo momento, in un piccolo teatro parigino ha inizio La Cantatrice calva, sempre gli stessi attori, sempre le stesse battute. La Cantatrice calva è un’anti-commedia, io – per liberarmi dall’ossessione della ripetitività – decisi di scriverne una sorta di parodia chiamandola anti-anti-commedia, ma che è un sincero omaggio al grande autore rumeno. Io penso che se fosse qui sarebbe il primo a divertirsi. Protagonista è il signor Smith, che dopo le prime battute esce dai binari del testo ioneschiano suscitando lo scandalo dei suoi compagni e del regista e andando incontro a un tragico destino.
Riccardo De Gennaro