
Vicino a lei risuona una voce maschile furba, acuta, che non si sa da dove venga: Signorina? Signorina? Nemmeno il tempo di voltarsi, e accanto a lei si materializza un sorriso così largo da risultare spaventoso. La nuca di Violette si irrigidisce come sull’orlo di un abisso. Signorina, ehi, signorina! L’uomo è così giovane, appena vent’anni, e ha una schiumetta agli angoli delle labbra. Se si analizzasse questa bava densa e cremosa si saprebbe il nome della specie che la produce. Si saprebbe così che l’uomo, ahimè, tanto giovane, appartiene alla famiglia dei molestatori, una sorta di maschio convinto che il suo modo di fare prima o poi pagherà perché è un cacciatore.
Per quanti metri dura la battuta di caccia? Dozzine e dozzine e dozzine. Violette percorre tutto il corridoio centrale oltre il Punto Informazioni senza che l’uomo desista, lasci la traccia. Violette cammina in fretta, i suoi occhi cercano l’uscita, cerca di mantenere la calma. Su, soltanto un caffè, non preoccuparti, pago io. Sono arrivati in fondo al grande corridoio. Le porte sono sprangate, le serrande delle boutique chiuse, non c’è nessun passaggio. Violette accenna a un mezzo giro. Potremmo conoscerci meglio. Stremata dal pedinamento, Violette sente che i suoi nervi si stanno sfilacciando uno a uno e che fra poco non potrà più controllarsi. Le sue labbra scandiscono un No acido, senza appello: Non m’interessa. Adesso lasciami in pace. Il giovane uomo sembra sorpreso, come se il no di Violette fosse assurdo, impensabile. Ma i molestatori prevedono di essere mandati a quel paese dalle loro prede, negano l’evidenza, rimuovono ogni smacco per mantenere la loro autostima. Così questo campione sbarra improvvisamente la strada a Violette e sorride: Ok, ma potremmo comunque prendere un caffè. Così dicendo, accenna a prendere Violette per un braccio. Violette arretra così bruscamente che fa stridere le suole delle sue Dr Martens: Non mi toccare, smettila! Il viso dell’uomo s’indurisce: non sopporta che Violette gli resista, lo respinga. Chi credi di essere, puttana? Ogni essere umano ha un suo limite, Violette soccombe alla sua interna eruzione. Tenta di contenersi, di arginare la furia che s’impadronisce di lei e le brucia i visceri, ma la febbre è troppo alta, lottare è impossibile. Sono uno di fronte all’altro, il molestatore le si avvicina ancor di più, convinto del suo buon diritto, perché è un cacciatore. Perché così funziona il suo mondo, un mondo in cui non si può provare la frustrazione. Così funzione. Un mondo in cui si può disporre di ogni corpo, coperti dall’impunità e armati delle proprie pulsioni. Non tutti sono così, naturalmente, non tutti. Ma stiamo parlando di questa minoranza di maschi. Questa è una storia, uno studio. Non è del maschio gestire le proprie emozioni; la frustrazione e la collera lo portano all’aggressione, che si manifesta già quando sono piccoli con calci alle porte e alle tibie delle loro madri. La violenza cresce all’ombra del totem della fallocrazia. La mascolinità è fatalmente tossica fino a quando la società si inginocchierà davanti al suo cazzo, simbolo di ogni onnipotenza che deve lasciare a bocca aperta e chinare la schiena. Il fallo santificato, la coda che sempre si erge a organo dominante.
Chloé Delaume, Phallers, Point