
1913
Oggi, nel corridoio: a Hélène viene un’idea. Hélène si mette all’opera, e il fratellino la osserva, ammirando come sempre la sua energia, le smorfiette che gli fa spesso quand’è concentrata e incrocia il suo sguardo, i bacetti che gli dà quando lui va a rannicchiarsi tra le sue braccia, una coccola che la madre non è del tutto capace di dargli – oggi a Hélène viene l’idea di prendere il treppiede regolabile e i 5,8 chili della cinepresa, di metterli nella carrozzina di famiglia e di spingere la carrozzina nel corridoio girando la manovella: filmando. In realtà sta inventando il travelling, o carrellata, mettere la cinepresa su un carrello per filmare in movimento, lo inventa come un bambino inventa un mondo, senza pensare che sia difficile: è solo un mondo, dopotutto – solo un mondo. Hélène, metodica, ha accorciato le gambe del treppiede perché la cinepresa non sia troppo alta; ha fatto una prova in corridoio, prima nel lato corto della L, chissà se riuscirò a girare la manovella e a spingere la carrozzina contemporaneamente, il padre le permette di filmare al massimo un metro al giorno, c’è un contatore meccanico che riparte da zero a ogni bobina, siccome Hélène non filma da quattro giorni oggi ha diritto a quattro metri, poco più di un minuto, non è il caso di sprecarlo filmando le prove: si faranno senza girare. Pensa di chiedere a Gabriel di spingere la carrozzina mentre lei gira la manovella, ma è un po’ rischioso, e poi soprattutto vuole filmare il fratellino: è lui il soggetto del film nel corridoio, del movimento di macchina, filmare il fratello che cammina nel corridoio. Filmare un movimento in movimento. Deve presto rinunciare all’idea di percorrere l’intero corridoio, l’angolo è troppo stretto per far passare sia la carrozzina che lei intenta a girare la manovella; il lato lungo della L basterà, è sufficiente per mostrare la camminata di Gabriel, Hélène è tutta contenta, Gabriel si merita un bacio e ascolta con attenzione quello che la sorella gli chiede di fare: camminare lentamente, molto lentamente, nel corridoio, e alla fine, una volta arrivato in fondo, girarsi e guardare in camera. Per Hélène, è ovviamente più complicato: deve camminare alla stessa velocità del fratello (la cinepresa ha la messa a fuoco fissa; il diaframma è regolato sulla luce fioca ma sufficiente del corridoio, Hélène ha imparato a farlo, i valori vanno da 1 a 8, si sceglie a seconda delle condizioni di luce dell’ambiente), spingere la carrozzina con la mano sinistra e con la destra girare la manovella che si trova nella parte anteriore della cinepresa, un grosso blocco nero con sopra un piccolo rettangolo che fa da mirino, ma Hélène non ci guarderà dentro, l’angolo è sufficientemente ampio perché suo fratello venga ripreso per intero. Fanno una prova. Va abbastanza bene, Gabriel cammina molto lentamente, Hélène lo aiuta dicendogli di rallentare ancora, di pensare a una lumaca, a una tartaruga, gli parla e contemporaneamente conta i secondi e quando Gabriel arriva in fondo si gira e fa quel sorrisino timido che ripeterà, quasi allo stesso modo, durante ogni prova, fino al momento di girare: quaranta secondi di camminata nel corridoio, Gabriel si gira e sorride – e subito torna indietro verso la cinepresa ed Hélène si arrabbia perché stava ancora girando dovevi aspettare scricciolo sei troppo impaziente. Devi aspettare che dica stop Gaby. Insomma! Nonostante tutto, Hélène è contenta: non vede l’ora di raccontare ai genitori quello che ha fatto e soprattutto di vedere il film, restano ancora sei o sette metri di pellicola, con un po’ di fortuna Adrien filmerà Claire in giardino o una passeggiata nel bosco e così svilupperanno la pellicola prima di partire per Honfleur.
Ma Hélène non vedrà il film. La settimana successiva, mentre corre per strada, impaziente, gioiosa, inciampa, batte la testa, commozione cerebrale.
Ha avuto un incidente ed è morta. Capisci tesoro?
È morta.
Aveva undici anni.
Raphaël Meltz, 24 volte la verità, Prehistorica editore, Traduzione Alice Laverda