
Ripensava a quanto era successo, a quei piedi indifferenti congiunti su quel corpo palpitante in una crudeltà perpetrata in comune. Crudeltà? Ma si era davvero trattato di crudeltà? O non piuttosto di ordinaria amministrazione, un verme schiacciato così, senza motivo, solo perché ci capita sul cammino, uno dei tanti che uccidiamo ogni giorno? No, non si poteva parlare di crudeltà: casomai di incoscienza, che scruta con occhi infantili le buffe convulsioni dell’agonia senza provarne dolore. Niente di grave. Ma per Federico? Certo ai suoi occhi quell’atto doveva essere apparso una mostruosità raccapricciante. Il dolore, il martirio sono altrettanto spaventosi nel corpo di un verme che in quello di un gigante, il dolore è «uno», totale e indivisibile come lo spazio: ovunque si manifesti è sempre ugualmente parossistico, raggiunge sempre i vertici della stessa assoluta atrocità. Per lui quindi quell’atto doveva essere stato a dir poco orrendo: quei due avevano provocato sofferenza, creato dolore, con le loro suole avevano trasformato la placida esistenza di quel verme in un inferno: come immaginare un crimine più infame, un peccato più grave di quello? Un peccato… Un peccato… Sì, era un peccato, ma, se lo era, era il loro peccato comune, e i loro piedi si erano congiunti insieme sul corpo convulso del verme… Sapevo a che cosa pensava quel pazzo di Federico. Pazzo! Pensava a loro due, pensava che quel lombrico l’avevano schiacciato «per lui». «Non farti imbrogliare. Non credere che tra noi due non ci sia niente… hai visto, no? Uno di noi ha schiacciato il verme… e subito l’altro l’ha imitato. L’abbiamo fatto per te. Per unirci nel peccato davanti a te e apposta per te.»
Witold Gombrowicz,Pornografia, Il Saggiatore. Edizione del Kindle.