
Quello che mi piace della letteratura è il fatto di muovermi all’interno di schemi sconosciuti, senza sapere cosa cerco, cosa troverò; alla fine, a volte, alla fine, forse, appaiono dei soggetti, nati dalle derive casuali del mio subconscio e dall’esplorazione dei luoghi della finzione. Ma non ho deciso niente, seguito niente, costruito niente. Per scrivere un romanzo, c’è una sola condizione che accetto di definire, una sola: per scrivere un romanzo, devo essere capace di evocare gli spettri – quale altra definizione, migliore di questa, per fare gli scrittori bisogna saper evocare gli spettri.
Raphaël Meltz, 24 volte la verità, Preistorica