
Gli psicologi non fanno che ripeterlo: la realtà di oggi è troppo faticosa da vivere e gestire, soprattutto per le nuove generazioni. Mentre proliferano ansia da prestazione e paura del fallimento, tra eco-ansia, prospettive future incerte e aspettative della società sempre più alte, facciamo sempre più fatica a stare bene, e aumenta sia il numero di persone in psicoterapia, sia il numero di quelle che assumono psicofarmaci. Nonostante le possibili cure e terapie psicologiche e psichiatriche – che comunque in tanti purtroppo faticano a permettersi – vivere in un mondo non alla portata delle nostre energie e possibilità ci procura un profondo senso di impotenza che rischia di diventare parte di noi e che è stato identificato dallo psicologo statunitense Martin Seligman come “impotenza appresa”. Secondo Seligman sarebbe quello stato mentale che ci affligge quando, trovandoci di fronte a un problema di varia natura o entità, ci sembra di non essere in grado di affrontare la situazione facendo affidamento solo sulle nostre risorse. E questo accadrebbe perché, in passato, siamo stati oggetto di stimoli avversi senza avere la possibilità di porvi rimedio autonomamente. Chi ha vissuto questo genere di esperienze, di fronte a una qualunque situazione problematica può avvertire stress e ansia eccessivamente acuti, convincendosi di aver sempre bisogno di qualcuno che risolva i problemi al posto suo.
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