
L’uomo dotato di autentico intelletto non conosce l’ammirazione, prende atto, rispetta, considera, e questo è tutto. La gente entra in tutte le chiese e in tutti i musei come se portasse sulle proprie spalle un sacco pieno di ammirazione, per questa ragione tutti hanno sempre quella disgustosa andatura da gobbi che in effetti ha chiunque entri in un museo o in una chiesa. Non ho mai visto una persona entrare in una chiesa o in un museo in tutta scioltezza, ma la cosa più disgustosa è osservare la gente a Cnosso o ad Agrigento, quando è giunta alla meta del suo viaggio all’insegna dell’ammirazione, perché questa gente non viaggia se non all’insegna dell’ammirazione. L’ammirazione rende ciechi, rende ottuso colui che ammira. La maggior parte della gente, una volta intrappolata nell’ammirazione non se ne libera più, e questo già la rende ottusa. La maggior parte della gente rimane ottusa per tutta la vita solo perché ammira. Non c’è niente da ammirare, niente, assolutamente niente. Dato però che la stima e il rispetto sono troppo difficili, la gente si limita ad ammirare, le torna più comodo ammirare. L’ammirazione è più facile del rispetto e della stima, lo stato di ammirazione è la prerogativa degli idioti. Solo l’idiota ammira, l’uomo intelligente non ammira, l’uomo intelligente rispetta, stima, capisce, e basta. Ma per rispettare, per stimare, per capire, ci vuole ingegno, e la gente non ha ingegno, dei perfetti imbecilli che sono in effetti del tutto privi di ingegno si spingono fino alle piramidi e si aggirano tra le colonne siciliane e si fermano davanti ai templi persiani inondando di ammirazione se stessi e la propria ottusità. Lo stato di ammirazione è uno stato di deficienza mentale, quasi tutti vivono in questo stato di deficienza mentale.
Thomas Bernhard, Antichi Maestri, Adelphi