Narrativa. David Foenkinos, Il custode del museo e il capolavoro (frammento)

Amedeo Modigliani, Ritratto di Jeanne Hébuterne

Antoine aveva deciso, senza chiedere il permesso, di spostare leggermente la sua sedia per osservare con comodo il viso di Jeanne Hébuterne. Così, nonostante la folla, riusciva a contemplarla per molte ore al giorno. Gli piaceva parlarle e immaginava che fra loro si stesse stabilendo un legame. A volte, di notte, lei tornava nei suoi sogni come per guardarlo a sua volta. Tutto questo formava, in certo modo, una conversazione di sguardi.
Antoine si domandava se non fosse troppo triste essere imprigionata così in un quadro. Dopotutto, alcuni credono nella reincarnazione o nella metempsicosi; sarebbe stato così strano che un quadro conservasse le vibrazioni della persona ritratta? Sicuramente c’era una parte di Jeanne in quella tela. Gli storici hanno spesso parlato della sua bellezza, di quel viso che sconvolse Modigliani. Lui, che era abituaro a dipingere delle giovani donne, spesso nude, fu trafitto da quella grazia inedita. Lei fu la sua musa, la donna della sua vita, quella che non dipinse mai nuda. Jeanne aveva il portamento di un grande cigno etereo, un languore che traspariva dal suo sguardo, una incommensurabile malinconia. Ogni giorno, e sempre di più, Antoine sarebbe stato attratto dal potere di quella tela. Con Jeanne le ore volavano.

David Foenkinos, Verso la bellezza, Folio

Lascia un commento