Le figurine di Radiospazio. I desideri

Si narra che in un villaggio cassidico, una sera, alla fine del sabato, gli ebrei sedevano in una misera locanda. Erano tutti del posto, tranne uno, che nessuno conosceva, un uomo particolarmente miserabile e stracciato che se ne stava rannicchiato nello sfondo in un angolo buio. La conversazione si era aggirata sui piú vari argomenti. D’un tratto uno pose la questione del desiderio che ognuno avrebbe formulato se avesse potuto soddisfarlo. L’uno voleva del denaro, l’altro un genero, il terzo una nuova tavola da falegname, e cosí via in circolo. Dopo che tutti ebbero parlato, restava ancora il mendicante nell’angolo buio. Di malavoglia ed esitando rispose agli interroganti: «Vorrei essere un re potente e regnare in un vasto paese, e che mi trovassi a dormire una notte nel mio palazzo e che dal confine irrompesse il nemico e che prima dell’alba i cavalieri fossero arrivati davanti al mio castello, e che non ci fosse resistenza, e che io, svegliato dallo spavento, senza neppure il tempo di vestirmi, avessi dovuto prendere la fuga in camicia, e inseguito per monti e per valli, boschi e colline, senza sonno e riposo, fossi giunto qui sano e salvo sulla panca nel vostro angolo. Ecco quello che vorrei». Gli altri si guardarono interdetti. – «E che cosa avresti da questo desiderio?» chiese uno. «Una camicia», fu la risposta.

Walter Benjamin,. Angelus Novus, Einaudi

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