
Sono passati dieci anni e non sembra ieri. Dieci anni da quel tetro mattino di aprile del 1994 in cui un elettricista scoprì il corpo disteso e senza vita di Kurt Cobain, leader dei Nirvana e profeta, malgrado lui di un’intera generazione che faticava a trovare se stessa. Non fu un fulmine a ciel sereno. Soltanto un mese prima la Cnn aveva interrotto la programmazione per annunciare che il musicista era morto di overdose a Roma, nella stanza 541 di un albergo a cinque stelle. In realtà non si trattava di decesso nè di overdose, non quella volta perlomeno. Cobain aveva ingurgitato un micidiale cocktail a base di Roipnoil e champagne, ma venne strappato per i capelli al coma farmacologico. Solo un tentativo, dunque. Una sorta di prova generale prima dell’imminente atto finale.
Leggi l’intero racconto: http://www.nuoviargomenti.net/lamicizia-al-tempo-delle-paranoie/