
Lei era ricca di vent’anni,
io ero un giovane di venti franchi,
e facemmo borsa comune,
impiegata, a fondo perduto, in una
infida notte di primavera…
La luna ci fece dentro un buco,
tondo come cinque franchi
da dove svanì la nostra fortuna:
vent’anni! venti franchi!… e poi la luna!
– In contanti – ahimè – i venti franchi!
In contanti anche i vent’anni!
Sempre di buco in buco di luna
e di borsa in borsa comune…
– è press’a poco la stessa fortuna!
La trovai – dopo tante primavere,
tanti vent’anni, tanti venti franchi,
tanti buchi e tante lune…
Ancora la caccia ai passanti
ai venti soldi, non più ai venti franchi…
E poi: la fossa comune.