
Il milionario ha questo vantaggio, che può contemplare la viltà, la viltà del tutto disinteressata, allo stato puro, non fondata su ombra di calcolo: molti sanno benissimo che non riceveranno mai nulla da lui, e che non hanno alcun diritto di riceverne nulla, ma non possono stare se non gli corrono innanzi, se non ridono, se non si scappellano, se non si fanno accettare a forza a quel certo pranzo, dove sanno che è invitato il milionario. Non vogliamo dire che questa inclinazione alla viltà fosse condivisa dalle signore; tuttavia, in molti salotti si cominciò a dire che, in fin dei conti, Číčikov non era una bellezza, ma in complesso era proprio com’è giusto che sia un uomo, e sarebbe bastato che fosse un pochino piú tozzo e piú pieno, perché non stesse piú bene. Per l’occasione si aggiungeva perfino qualche rilievo piuttosto offensivo sull’uomo magrolino, il quale non è altro che una specie di stuzzicadenti, e non già un uomo. Nei vestiti delle signore apparvero molti svariati perfezionamenti. Al bazar si determinò una gran confusione, poco meno che una ressa: sembrava addirittura che si fosse al passeggio, tante erano le carrozze che vi convenivano. I mercanti rimasero stupefatti, a vedere come parecchi tagli di stoffa, che avevano portato dalla fiera e non si spacciavano a causa del prezzo, d’improvviso andavano a ruba e si vendevano al maggior offerente. Durante la messa, s’accorsero che una delle signore aveva da piedi al vestito un rouleau cosiffatto, che glielo dilatava fino a mezza chiesa; tanto che un commissario di polizia, ch’era lí presente, diede ordine che la gente si spostasse un po’ piú in là, ossia piú vicino all’atrio, di modo che non avesse a gualcirsi la toletta della gentildonna. Tanto fecero che lo stesso Číčikov non poté, almeno in parte, non accorgersi di tanta eccezionale attenzione.
Nikolaj Gogol, Le anime morte, Einaudi, Traduzione Agostino Villa