Paolo Brunati, Delle sparizioni

Sarebbe bellissimo morire come se si fosse spariti. Che a un certo punto non si sente più parlare di te e la mancanza di notizie continua. Essere, come si dice, morto, ma non con tutto quel cadavere ingombrante e repulsivo nei piedi: fuso nell’aria, evaporato, vanito, estinto.
È tutt’altro che rendersi latitante, come chi dice “Vado un momento dal tabaccaio” e mai più ritorna (la tavola era già tutta apparecchiata), non è come un missing, che i parenti si rivolgono alla televisione.
È un rarefarsi progressivo nella propria stessa casa, misteriosamente. A volte non si è presenti a pranzo, o si ha l’aria distratta (“Ma a cosa pensi…?”), o ci si alza prima degli altri.
A volte si lascia il letto vuoto, le camicie pendono a lungo intatte nell’armadio, compaiono molto meno fazzoletti e mutande da lavare. Non perché si sia più sporchi ma perché si sporca meno, questo vallo a far capire. Son riluttanti a lasciarti sparire, continuano a volerti lavare la roba.
È un dato di fatto, me ne accorgo, che si ha sempre meno bisogno di questo e di quello. Parlare pochissimo, sempre meno, e dire sempre soltanto cose di repertorio, come un pappagallo decrepito. Compiacersi invece sempre di più di neologismi, parole inventate di sana pianta e anagrammi, e calembours. Sparisce con te pure l’idioma, si frammenta, assume altre combinazioni.
Stare sempre di più fuori, ma non fare quasi mai le commissioni di cui si è incaricati, non imbucare le lettere per settimane, non aprire quelle che arrivano, non telefonare.
Una graduale ma costante via verso il dissolvimento dovrebbe essere la massima preoccupazione di un uomo responsabile. Evitare quel momento drammatico di rottura, quell’istante fatale così sgradevole, che mette in subbuglio la casa per più giorni.
Avviarsi verso la propria irreperibilità, ecco. Fino a che si accorgerebbero che di te non c’è più traccia, che non ricompari (“Da quanti giorni non si vede più il babbo? Io ho perso il conto”). Ma è normale. Fino a che non ci sarebbe più traccia di te definitivamente, nemmeno il classico laghetto sul pavimento di qualche cosa che aveva una forma ma si è sciolto. Essi ne proverebbero una sorpresa incredula uguale e contraria al lutto tradizionale. La sorpresa che si prova quando si trova per terra qualcosa di prezioso. Oppure come quella che provavi tu, da bambino, quando sotto Pasqua preparavi un nido di trucioli nascondendolo dietro un tendaggio e tutte le mattine andavi a vedere se c’era un uovo. E il miracolo della Deposizione, di trovare nel nido un uovo di zucchero foderato all’interno di cioccolato si avverava. Lo stesso dovrebbe essere per la Sparizione, un evento natale.
Non dar più segno, di detto e di fatto. Di lui non si sa più nulla. Come il poeta greco del V a.C. il cui ultimo frammento risale a… dopodiché non c’è più traccia, quindi possiamo ragionevolmente collocare la sua morte tra il…… e il…..

Paolo Brunati, Colloqui con il pesce sapiente, Miraggi edizioni

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