
Lo specchio è un artefatto antico: ne sono stati trovati esemplari in tutto il mondo, alcuni dei quali risalenti al VI millennio a.C. Oltre allo specchio artefatto, prodotto dall’azione e dall’intenzione di qualcuno, c’è però anche lo specchio naturale, la superficie liquida, l’acqua. Noi che in genere non ci specchiamo mai sulla superficie dell’acqua potremmo considerare sfocata l’immagine che riflette, senza sapere che può dare invece risultati di altissimo nitore e grande precisione.
Ben lo sapeva il giovinetto Narciso, il cui mito ci viene subito alla mente se pensiamo al gesto di specchiarsi nell’acqua e alle sue, per Narciso, terribili conseguenze. Tutti conoscono Narciso, la cui struggente vicenda è narrata da Ovidio nelle Metamorfosi. Forse non tutti sanno però che il suo destino equoreo era in qualche modo predestinato dalla natura dei suoi genitori, un fiume (il Cefíso) e una ninfa acquatica, la cerulea Liríope (dagli occhi sfacciati, da lirós, sfacciato, e ops, opós, femm., occhio). Occhi sfacciati che la madre trasmise in eredità al figlio, dal momento che questi li usò in maniera sfacciata, per innamorarsi cioè della sua immagine riflessa nell’acqua di una fonte. Eppure l’indovino, il cieco Tiresia, interrogato dalla madre se Narciso sarebbe giunto a vedere una lunga vecchiaia, l’aveva avvertita. Ci arriverà, aveva risposto, «se non conoscerà se stesso» (si se non noverit, v. 348).
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