Le figurine di Radiospazio. Bambole e nuvole

La bambola in negozio pareva viva; non appena in camera, Emanuela la trasse dalla scatola, la prese in braccio, la strinse a sé, la scostò, tornò ad abbracciarla, credendo così di suscitare in sé un po’ di tenerezza: inutilmente. Da bambina le accadeva lo stesso. S’estasiava davanti alla vetrina, affascinata da una bambola, la voleva, la otteneva, se la portava a casa in braccio, fieramente; ma quando poi rimaneva sola con lei, non sapeva che cosa farne. Le bambole d’allora avevano gli occhi fissi e un freddo sorriso di porcellana. «Stupida!» Emanuela le diceva piano: «Stupida, perché non parli?» La spogliava, la rivestiva senza divertimento; infine l’abbandonava. Delusa, andava alla finestra: rimaneva per ore a seguire i voli delle rondini, le nuvole che vagavano, mutando forme. Era il suo giuoco preferito.

Alba De Céspedes, Nessuno torna indietro, Mondadori

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