Luoghi letterari clandestini. Bologna, La Fontanina. ATTILIO BERTOLUCCI, PAGINA DI DIARIO

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È possibile che qualche turista, fra gli sbracati di agosto che visitano Notre-Dame ricordi la figura di Quasimodo aggirantesi fra le navate della cattedrale; meno probabile che, in Spagna, qualcuno colleghi i mulini a vento di Consuegra al famoso assalto di Don Chisciotte, o ancora che il laghetto del Central Park di New York richiami alla mente il giovane Holden. Ma i luoghi letterari più rari e quindi pregiati sono quelli che sfuggono alle guide turistiche e che si nascondono fra le righe di un testo poco frequentato. Come La Fontanina di Bologna, scomparsa da chissà quanti anni. Era un locale alla periferia della città dalle parti di San Ruffillo. I suoi séparé, sparsi lungo i gradoni di un giardino frammentario come un labirinto un po’ ebbro, erano arredati con un tavolino e un paio di sedie metalliche appena ammorbidite da qualche cuscino. Due sedie: non ne occorrevano di più perché il luogo era evidentemente destinato a proteggere le coppie con una riservatezza che nel suo verdeggiare richiamava i prati della rustica camporella ma con in più il comfort del locale accessoriato di bevande alcoliche, analcoliche e camerieri ammiccanti. Conviene precisarlo: i camerieri erano tutte oneste e linde persone ma la natura labirintica del luogo faceva sì che la loro comparsa risultasse sempre a sorpresa: anche la persona più impassibile risulta ammiccante se sbuca senza preavviso da una siepe o da un cespuglio – né i camerieri potevano annunciarsi con un colpetto di tosse, perché allora sì che la loro entrata sarebbe stata maliziosa. Io conobbi  la Fontanina di Bologna prima di aver letto questa Pagina di diario, e rimasi sorpreso, postumamente, quando scoprii che quel locale era un minuscolo luogo letterario. Ripensai allora ai camerieri che nel ricordo mi apparvero  effettivamente “furbi e lisi” proprio come vuole il poeta, alla porticina che introduceva alle amorose promesse del giardino.  Ritrovai soprattutto in questi pochi versi quello spiffero di innocente peccato che spira solamente nella scrittura e nei locali affidati alla memoria.

A Bologna, alla Fontanina,
un cameriere furbo e liso
senza parlare, con un sorriso
aprì per noi una porticina.

La stanza vuota e assolata dava
su un canale
per cui silenziosa, uguale,
una flotta d’anatre navigava.

Un vino d’oro splendeva nei bicchieri
che ci inebbriò;
l’amore, nei tuoi occhi neri,
fuoco in una radura, s’incendiò.

Attilio Bertolucci, La capanna indiana, Garzanti

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