
Giovanni Morgeson, il mio editore – l’egregio uomo che aveva prima rifiutato il mio libro e che ora, mosso dal proprio tornaconto, dedicava tutte le sue energie a lanciarlo nella veste più in voga – non era già, come il Cassio di Shakespeare, assolutamente “un uomo onorato”. E nemmeno era il capo di un’antica Casa editoriale, il cui sistematico sfruttamento degli autori fosse stato consacrato dal tempo. Era un uomo nuovo, con nuovi metodi, e con buona provvista di nuova iniziativa e di nuova impudenza. Intelligente, furbo e diplomatico, era riuscito, per un verso o per l’altro, ad accaparrarsi il favore di una parte della stampa. Molte gazzette, quotidiane e settimanali, mettevano in evidenza le sue pubblicazioni, anche a detrimento di altre Case più giustamente note e stimabili. Mi spiegò in qualche modo i suoi metodi, quando mi recai da lui per aver notizie del mio libro. – Tutto è pronto per la settimana prossima, – disse, fregandosi le mani e con tutta la ossequiosità dovuta al mio conto corrente. – E siccome voi non badate al danaro, vi dirò subito quel che intendo fare. Farò pubblicare innanzi tutto una specie di preavviso, una cinquantina di righe nebulose anzi che no, per informare il pubblico che il libro è destinato a segnare una nuova era del pensiero; ovvero che non passerà molto e ogni persona che si rispetti sarà costretta a leggere quest’opera singolare; o anche: un tal lavoro sarà certo bene accolto da chiunque voglia e sappia intendere il corso di una fra le più delicate e ardenti questioni del tempo. Sono frasi fatte, capite, e non c’è privativa. L’ultima poi è di effetto sicuro, appunto perché vecchissima, visto che ogni allusione ad una questione ardente e delicata fa pensare a molti che il libro sia immorale, e per conseguenza lo fa andare a ruba! Ebbe un gorgoglio di soddisfazione per la propria perspicacia, ed io stetti muto a contemplarlo con un senso di curiosità e di diletto. Quest’uomo, la cui sentenza avevo aspettato con ansia umile e febbrile, era adesso mio strumento, pronto ad ogni mio capriccio purché pagato, ed io lo ascoltavo con indulgenza mentre egli mi andava svolgendo i suoi piani per il trionfo della mia vanità e del suo tanto per cento. – La pubblicità, – così continuava, – è stata fatta senza lesinare. Le commissioni sono ancora scarse, ma non mancheranno. L’annunzio che v’ho detto lo farò inserire in un migliaio di giornali qui e in America. Vi costerà su per giù cento sterline, fors’anche qualche cosa di più. Voi non ci tenete? – Nemmeno per ombra! – risposi, più che mai divertito. Stette un momento indeciso, poi mi si accostò con la sedia e abbassò la voce. – Capirete, spero, che la mia prima sfornata sarà soltanto di duecentocinquanta esemplari. Questo numero mi sembrò assurdo e mi strappò un grido di protesta. – Che idea! – esclamai. – E come volete far fronte alle richieste del pubblico? – Adagio, caro signore, adagio! Voi siete troppo impaziente. Lasciate che mi spieghi. Tutti questi duecentocinquanta esemplari saranno distribuiti in omaggio il giorno stesso della pubblicazione… – Perché? – Perché? – e il degno Morgeson rise cordialmente. – Mi avvedo, caro signor Tempest, che voi siete come molti uomini di genio… non capite gli affari. Il motivo dell’omaggio sta in questo: che si possa subito annunziare in tutti i giornali che la prima copiosa edizione del nuovo romanzo di Goffredo Tempest essendo esaurita il giorno stesso della pubblicazione, una seconda è in corso di stampa. A questo modo, capite, la diamo a bere al signor pubblico, il quale non può sapere se un’edizione è di duecento esemplari o di duemila. Naturalmente, la seconda edizione è pronta da un pezzo, e sarà anch’essa di duecentocinquanta copie. – E cotesto processo voi lo considerate onesto? – domandai con la massima calma. – Onesto! – esclamò con una ingenua espressione di virtù oltraggiata. – Onestissimo, mio caro signore!
Marie Corelli,.Le angosce di Satana (1895), Parole d’Argento Edizioni