
Mi ricordo che molti anni fa c’era un tizio che sfidava chiunque al tiro al piccione. Lui con un fucile a un colpo, tu con un fucile da caccia caricato a pallettoni. O qualsiasi altra arma volessi. Doveva averne una camionata, di piccioni. Un ragazzo che era con lui stava in mezzo a un campo con una cesta piena di piccioni, lui gridava e il ragazzo ne lasciava uscire uno, lui alzava il fucile e bang, lo faceva secco. Diavolo, era letteralmente capace di fargli volar via le penne. Non avevamo mai visto nessuno sparare così. C’erano un sacco di buoni cacciatori di uccelli, fra noi, e persero tutti parecchi soldi sfidandolo prima di capire il trucco. Ecco come faceva, il ragazzo, infilava nel culo dei piccioni un piccolo petardo. Loro prendevano il volo come se fossero finalmente liberi, salivano su, su, e bang, gli scoppiava il culo. Lui non faceva altro che sparare appena vedeva le penne volare via. Era impossibile accorgersene. Anzi, mi correggo, qualcuno alla fine se ne accorse, sì. Non mi ricordo chi fu. Allungò un braccio e strappò il fucile dalle mani di quel tizio prima che potesse sparare, ed ecco che quel dannato piccione salta in aria ugualmente. Lo coprirono di pece e di piume, qualcosa del genere, per quell’imbroglio.
Cormac McCarthy, Figlio di Dio, Super ET, Traduzione Raul Montanari