
Un signore privo di fantasia e amante della buona tavola incontrò per la prima volta se stesso ad una fermata d’autobus. Si riconobbe immediatamente, e ne provò solo un blando stupore; sapeva che, sebbene rari, avvenimenti del genere erano possibili, anzi non infrequenti. Ritenne opportuno non far mostra di essersi riconosciuto, dato che non erano mai stati presentati? L’incontrò la seconda volta lungo una strada, ed una terza davanti a un negozio di abbigliamento maschile. Questa volta si fecero un breve cenno reciproco, ma non si rivolsero la parola. Ogni volta egli si era esaminato con cura: aveva trovato che il se stesso era dignitoso, elegante, ma gravato da un’aria triste, o almeno pensosa, che non gli riusciva di capire. Fu solo al quinto incontro che si salutarono con un sommesso “Buona sera”, ed anzi egli sorrise, e si accorse, o così gli parve, che l’altro non rispondesse al suo sorriso. La settima volta, all’uscita di un teatro, il caso volle che essi venissero sospinti dalla folla l’uno verso l’altro. il se stesso lo salutò garbatamente, e fece alcune osservazioni giudiziose; egli parlò degli attori, e il se stesso acconsentì ad alcuni rilievi. A partire dall’inizio di un qualsiasi inverno, gli incontri divennero frequenti. Era chiaro che egli e se stesso abitavano in quartieri non lontani; che avessero abitudini simili, non era cosa da stupirsene. Ma sempre più egli era convinto che il se stesso avesse un’aria eccessivamente malinconica. Una sera osò rivolgergli la parola, chiedendogli se non avesse qualche cruccio cui egli non partecipava, e il se stesso gli confessò di essere innamorato, e senza speranza, di una donna che in ogni caso era indegna del suo amore; per cui, la conquistasse o meno, egli era condannato ad una penosa, intollerabile situazione. Egli fu sconvolto dalla rivelazione, giacché non era innamorato di nessuna donna; e tremò al pensiero che si fosse creata una scissione così insormontabile. Cercò di dissuadere se stesso, ma quegli rispose che né amare né disamare stava in lui. Da quel giorno, egli è caduto in una cupa malinconia. Passa con se stesso gran parte del suo tempo, e chi li incontra vede due decorosi signori parlare sommesso, ed uno che, il capo immerso in un’ombra, talora assente, talora nega.
Giorgio Manganelli, Centuria, Rizzoli