Ricordando Marina Mizzau, “Ma adesso?” (frammento)

Fiori al cimitero. Un 2 novembre mi è parso il caso che venissi a trovarti. Mi rivedo, percorrere i vialetti affollati tra le tombe, e mi chiedo. perché sono venuta qui oggi, il giorno dei morti, in una calca che sembra Riccione a ferragosto. Per quello che te ne importa. È vero che te la sei costruita tu la tomba con le tue mani. Una tomba di famiglia, quella che mi spetta, mi aspetta. Ma ance se te ne fosse importato prima, adesso cosa ne sai? O no? Questo non vale? Te ne importava prima che si facesse dopo, che si onorasse la tua tomba quindi bisogna farlo. Ma per chi? Per i visitatori che ti vedono riverito anche da orto? Ma a te cosa importa, tu cosa nei sai? Ma ti sarebbe importato. Prima. Ma adesso? Escludendo che lo si faccia per te, lo faccio per me, per. mettermi il cuore in pace. Cosa ti porto dunque? Cosa ti offro? Assieme al mazzo di fiori, piccolo, fiori modesti, perché grande non ti piacerebbe – credo, che ne so che fiori ti piacevano? – o no, grande il mazzo perché tutti devono apprezzare come sei omaggiato, ma, ancora, cosa te ne può importare, allora lo faccio per me, perché si veda il mio amore figliale? Ti offro la mia stupidità, la mia beota prova di conformismo nel fare desti stupidi che tutti fanno. In fondo non è un sacrificio da poco, una prova d’amore, se tu lo apprezzassi, se fossi in condizione di, voglio dire. Però prima l’avresti apprezzato. Ma ora? Siamo daccapo.

Marina Mizzau, Se mi cerchi non ci sono, Manni

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