Le lacrime a teatro

Mi affascinavano gli spettacoli teatrali, pieni di immagini delle mie miserie e fomiti del mio fuoco. Come avviene che colà un uomo desidera affliggersi osservando fatti luttuosi e tragici, che però egli non desidererebbe mai subire? E tuttavia lo spettatore vuole sentirne il dolore e il dolore stesso è il suo piacere. Che cosa è ciò, se non una straordinaria follia? Infatti ciascuno è da essi tanto più coinvolto quanto meno egli stesso è immune da tali passioni, anche se, quando è lui a soffrire, si parla di miseria, quando invece si unisce al dolore di altri, si parla di misericordia. Ma quale misericordia può esserci in fatti inventati e teatrali? L’ascoltatore infatti è spinto non a venire in aiuto, ma solo a dolersi, e quanto più riesce a soffrire, tanto più apprezza l’attore di quelle scene. Se invece queste sciagure umane, antiche o inventate, vengono rappresentate in modo tale che lo spettatore non soffra, allora questi se ne va deluso e contrariato: se invece soffre, rimane lì, concentrato e contento. Si amano dunque le lacrime e il dolore. Certo, ogni uomo desidera gioire. Ma forse, se a nessuno piace essere infelice, piace però essere misericordiosi e, dal momento che ciò non è possibile senza dolore, per questo solo motivo si ama il dolore.

Sant’Agostino, Le confessioni, Mondadori

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