Éric Chevillard, A. e B.

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1 aprile. A. è seduto nei giardini del Lussemburgo. Non lontana, una giovane, anch’essa seduta, legge. A. la guarda. La desidera. Ma non può fermarsi. A. si alza e se ne va. Arriva B. che si siede dove era seduto A. Guarda la giovane donna che continua a leggere. La desidera. A. e B. sono lo stesso uomo che è seduto là: A., che fino a poco fa osservava e desiderava la giovane donna, assomigliava molto più a B. (che osserva e desidera la giovane donna), di quanto non assomigli a se stesso, ora, che sta camminando per strada pensando a tutt’altro. Allo stesso modo, anche B. assomiglia molto più ad A. quando era seduto al suo posto, di quanto non assomigli a quel se stesso che camminava per strada, prima di mettersi a sedere ai giardini del Lussemburgo. Ciascuno di noi vive sotto molte identità, che sono le stesse per tutti.

Éric Chevillard, L’Œuvre posthume de Thomas Pilaster, Éditions de Minuit

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