Rick Moody, Il paradiso degli uomini (frammento)

Le sue cose da bambino lo irritavano: aveva ficcato i giocattoli in un armadio a muro nel corridoio, stipandoli sino a schiantarne le parti più delicate; aveva squartato mezza dozzina di animali impagliati e seppellito stuoli di soldatini in fosse comuni nel giardino. Implorando che gli rifacessero la stanza. Altrimenti se la sarebbe rifatta da solo. Aveva assillato la madre durante le loro cene solitarie (cibi surgelati accompagnati da ottimi Bordeaux), chiedendole di liberarlo dai balocchi sospesi al soffitto e dai dinosauri sul copriletto, di liberarlo dai colori vivaci alle pareti, di sostituire la cassapanca da bambino, la libreria da bambino, le lampade da bambino, e di far spazio agli emblemi della sua germogliante virilità, tipo i poster di giocatori di baseball che già aveva malamente appiccicato qua e là per nascondere il carattere infantile di quella ridotta. Quel paradiso infantile avrebbe ceduto il posto al paradiso degli uomini, cioè il paradiso delle ghiandole endocrine, dei brufoli e delle creme antibrufoli, il paradiso dell’oggettizzazione delle donne, il paradiso delle seghe circolari e della pubertà e degli esplosivi fatti in casa, il paradiso dei fucili ad aria compressa e dei giornaletti porno e degli improvvisi cambiamenti d’umore e degli alcolici bevuti di nascosto. Sua madre propendeva sì per ridipingere la stanza, però color lavanda, con grande irritazione di Dexter, il quale (stando alla rievocazione di Mavis Elsworth dopo il fatto) sosteneva che il lavanda fosse il colore dei f-f-f-finocchi, M-m-mamma, delle c-checche.

Rick Moody, Rosso americano

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