Le scimmie di mare feuilleton. 5ª puntata

Capitolo quarto
Che è piuttosto breve perché i fatti di cui tratta non necessitano di approfondimenti.

Vorrei che tu mi armassi la mano per incendiare il piano padano.
Antonio Delfini, Per andare in Paradiso col mio cuore

In quei tempi fece furore l’incipit di un dramma in versi che s’intitolava Il sangue delle nuvole. L’autore proveniva anche lui dalle salette calcinate. Era un marxista-darwinista-dannunziano con la corporatura di un pugile in pensione che fantasticava di essere stato fino a qualche anno prima un giovane leggiadro e di membra armoniose.
Dopo una lenta panoramica di sfida alla platea, salì sul palco impugnando il copione e tromboneggiò:
«Fu una sera di maggio, sul sagrato/ che una fanciulla mi parlò del suo mestruo.»
Seguì una pausa interrotta da una risata dell’autore che voleva essere quella di un demone scettico e demente. Il seguito l’ho dimenticato, come tutti i presenti, perché fu oscurato da quei primi due versi (che è poi la sorte di quasi tutti i poemi).
Bologna, la mia città di allora, era molto permeabile. Quell’incipit, non si sa come, fuoruscì dalla conventicola e prese a diffondersi entro il perimetro delle vecchie mura trainando il suo drammaturgo, il marxista-darwinista- dannunziano, che nel frattempo, insieme ad altri, era diventato anche parasurrealista.
Le famiglie medio-signorili sentivano ripetere che in quegli anni Sessanta appena iniziati spirava il vento di un Nuovo non meglio precisato e videro nell’autore dell’incipit mestruale una specie di Giovanni Battista. Lo avrebbero preferito più presentabile, ma gli aprirono le porte delle loro dimore che ancora non conoscevano l’essenzialità del design giapponese promosso da Dino Gavina.
L’ombelico di quelle case era il bar all’americana, che custodiva numerose bottiglie di cristallo intagliato di Boemia, ciascuna con la sua targhetta in ottone: Cognac, Coca Buton, Whisky, Grappa alla ruta, Amaretto di Saronno, Calvados, Doppio Kummel.
Il marxista-darwinista-dannunziano e fresco parasurrealista se le ciucciava senza favoritismi. Intervallava i cicchetti con grandi manate sulle cosce, sue o della vicina di divano:
«Ma qui non c’è niente da mangiare, perdio? Queste schifezze hanno ridotto il mio stomaco a una fogna che sta per traboccare!»
Allarmate, le padrone di casa correvano al frigorifero, ma il Battista le raggiungeva subito, preferiva rovistare lui e arrangiarsi da solo. Tornava dalla cucina impugnando lunghe fette di salumi che depositava direttamente nella gola attraverso le fauci spalancate. Momentaneamente placato, declamava Lautréamont:
“Oh, com’è dolce strappare brutalmente dal suo letto un bambino che ancora non ha niente sul labbro superiore!…”.
Poi passava a Gottfried Benn: “Distruzioni/ ma dove non c’è più nulla da distruggere,/ persino le rovine invecchiano/ fra piantaggine e cicoria”.
Gli piaceva il suono della parola piantaggine, molto meglio del tedesco wegerich.
(Breve excursus: anticamente, con la piantaggine ci curavano le emorroidi).
Quel nazista di Benn – diciamo le cose come stanno – se ne intendeva di distruzioni (sarcastico). Ma Benn era anche un poeta, non bisognava mai dimenticarlo (severo).
– Lei lo avrebbe impiccato?» – Io? …Chi?
– Gottfried Benn.»
La padrona di casa si torce le mani. Il suo marito inutile traccheggia – niente di nuovo, ha fatto sempre così nei momenti difficili della loro vita. Ma questa volta è innocente, nemmeno lui ha mai sentito parlare di Ben, un poeta nazista evocato da un marxista-darwinista eccetera.
Non era finito il dopoguerra? Non era tutto sistemato?
C’è uno sgomento fresco e insolito negli occhi dei due coniugi che si cercano dopo chissà quanti anni.
Dialogo muto di anime nude.
Ma il poeta ebbro se ne fotte dei palpiti coniugali e assedia la padrona di casa con D’Annunzio:
“O pantera flessibile da li occhi ove brucia il desio/ ei t’avvinghi pei fianchi, là, come un gladiatore/ e su l’erba t’inchiodi…
Il marito s’intorbida, più di imbarazzo che di gelosia. L’ombra del Drago ha già coperto una buona metà di sua moglie. È congelato sul da farsi. In tanti anni di inutile apprendistato alla vita nessuno gli ha mai detto come ci si comporta in casi come questo. Fruga tra i suoi ricordi cinematografici. Il magazzino è scarso, sono svaniti tutti nel momento del bisogno. Alla fine trova in un angolo “La fiamma del peccato”, con Barbara Stanwick che seduce un assicuratore perché l’aiuti far fuori il marito e a vivere di rendita – suggestione fuori luogo, sua moglie è una sempliciona, una donna di pasta più frolla che omicidiaria…
Passa nel reparto commedia. Cary Grant.
Ecco, sì, Cary Grant stamperebbe un elegante cazzotto sul muso del Drago, lo getterebbe giù per le scale e rientrerebbe aggiustandosi i gemelli. Il marito rabbrividisce all’idea e torna di corsa alla realtà; siamo a Bologna, ragazzi, non a Hollywood, qui si pratica l’arte della mediazione. E poi lui patisce il contatto fisico. Anche con sua moglie, figurarsi con un poeta ebbro. Ma non ce n’è più bisogno, l’Ombra è scivolata via. La moglie si ricompone le pennette sul davanti.
Dalla poltrona verde, dove giace a gambe spalancate, l’Ombra esala i suoi due versi famosi:
«Fu una sera di maggio, sul sagrato/ che una fanciulla mi parlò del suo mestruo.»
Lunghissima pausa che solo la padrona di casa interrompe: «E poi?»
Si è mai sentita una domanda più inopportuna? Sono cose
che non si chiedono; se il poeta tace, avrà le sue ragioni. Solo una sciocca come lei può pretendere di capire tutto. Il marito sbircia gli invitati ancora seduti al tavolo che giocherellano con gli avanzi nei bianchi piatti Wedgwood – non sono comparsi fino ad ora nel racconto in quanto figuranti collaterali e illetterati. Però sogghignano.
Fortunatamente il poeta non se ne è accorto, perché dorme.

(Continua)

Leggi le puntate precedenti:

1ª puntata https://wordpress.com/post/radiospazioteatro.wordpress.com/23112
2ª puntata https://wordpress.com/post/radiospazioteatro.wordpress.com/23117
3ª puntata https://wordpress.com/post/radiospazioteatro.wordpress.com/23125
4ª puntata https://wordpress.com/post/radiospazioteatro.wordpress.com/23138

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