
“Ognuno di noi ha nel suo cervello uno Sherlock Holmes in miniatura. Il suo compito è “ragionare all’indietro” da ciò che possiamo osservare nel momento presente e dimostrare quali serie di cause comuni hanno portato a determinati effetti particolari. L’evoluzione ci ha dato uno “Holmes interno” perché il mondo reale è pieno di storie (intrighi, trame, alleanza, relazioni di causa ed effetto) ed è bene riconoscerle. L’attitudine narrativa della mente è un essenziale adattamento evoluzionistico che ci consente di esperire la nostra vita come qualcosa di coerente, ordinato e dotato di senso, e non come un caos travolgente. Ma la mente narrante è imperfetta. Dopo quasi cinque decenni di studio sull’omuncolo affabulatore che risiede nel cervello sinistro, Michael Gazzaniga è giunto alla conclusione che questo omino, pur con tutte le sue innegabili virtù, può essere un saputello supponente. La mente narrante è allergica alle incertezza, alla casualità, alle coincidenze. È assuefatta ai significati, e se non riesce a trovare degli schemi significativi nel mondo esterno, cercherà di imporveli. In parole povere è una fabbrica che, quando può, produce storie vere ma quando non può sforna menzogne.”
.Jonathan Gottschall, L’istinto di narrare. Come le storie ci hanno resi umani,
Bollati Boringhieri, Traduzione G.Divero