
Léon continuava a leggere. Emma lo ascoltava, facendo girare con gesto meccanico il paralume su cui erano dipinti dei pierrot in carrozza e delle funambole in equilibrio sulla corda. Léon si interrompeva indicando il suo uditorio addormentato; allora si parlavano a voce bassa e la loro conversazione, proprio perché nessun altro la poteva intendere, sembrava acquistare intonazioni più delicate.
Così si stabilì tra di loro una specie di sodalizio, uno scambio continuo di libri e romanzi; il signor Bovary, per nulla geloso, non se ne meravigliava affatto.
1 commento su “Le figurine di Radiospazio. Sussurri fra le righe (molto prima di twitter)”