
Don Bettazzi, allora giovanissimo prete, era stato il mio professore di religione al liceo Galvani di Bologna. Tutti ricordiamo che le ore di religione si dipanavano nella noia, spesso originata dallo stesso docente svogliato e routinier), o addirittura fra moderati lazzi e altre più innocue occupazioni. Con don Bettazzi il clima era completamente diverso. Ci colpiva la passione di quell’uomo poco più grande di noi che collegava le questioni di fede al problemi della società e che, soprattutto, ci parlava con un linguaggio niente affatto ecclesiale e ancor meno catechistico. Non mi meravigliai, quindi, quando lessi che, appena insediato nel Vescovato di Ivrea, scese in campo – letteralmente, anzi sui binari sedendosi accanto agli operai della Olivetti un attimo prima che il questore ordinasse ai suoi uomini la carica. Anni dopo, quando lo incontrai e gli ricordai quell’episodio, commentò divertito: “Sai, mi ero presentato con la mitria e il pastorale. Il questore frenò bruscamente (non poteva menare il vescovo) e venne verso di me per trattare. Come prima cosa gli presentai l’anello vescovile. Il questore si chinò a baciarlo. Che altro poteva fare? Quindi parlammo.” La ragione del nostro incontro a Ivrea era un’intervista di un’ora per la trasmissione “Lo specchio del cielo” in palinsesto su radiodue. Registrammo quasi tre ore di conversazione piacevolissima e divertente. Purtroppo la durata della trasmissione era di sessanta minuti e scioccamente, anche a causa dei tempi di lavorazione molto stretti, non ebbi l’accortezza di conservare le due ore che ero stato costretto a tagliare.