
Io risposi che una donna, finché stava sola, era pari ad un uomo nella sua capacità politica, perché aveva il pieno possesso di quanto era suo, e l’intera direzione delle proprie azioni; che non era sorvegliata da nessuno, non avendo da render conto a chicchessia e non essendo soggetta ad anima viva. E recitai questi due versi di…: “Oh, è piacevole essere liberi; la più dolce amante è la libertà”. Aggiunsi, che qualunque fosse la donna la quale, avendo un patrimonio, lo desse via per divenire la schiava di un grand’uomo, cotesta donna era una sciocca, e non era buona ad altro che a far l’accattona. Essere mia opinione che qualunque donna fosse adatta ad amministrare e godersi il suo patrimonio, senza bisogno di un uomo, così come poteva fare un uomo senza una donna; che, se avesse in mente di divertirsi, poteva pagarsi il lusso di mantenere un uomo, come un uomo fa con un’amante; che, finché era sola, rimaneva padrona di sé; ma se dava via cotesto potere, meritava di diventare la più miserabile creatura del mondo.
Daniel Defoe, L’amante fortunata ovvero Lady Roxana, Sansoni