
Ogni donna scimmia vuole una caverna, anche minima, con un tetto sopra la testa, solida roccia alle spalle e un’apertura stretta che si possa presidiare a difesa dei cuccioli con qualche probabilità di successo. Si può anche chiuderla con un albero sradicato, e dentro, in alto, ricavare una nicchia dove nascondere il neonato o tenere le provviste. Ma tutte queste cose le sanno anche gli animali, gli orsi come i leoni e le tigri dai denti a sciabola, sicché le caverne non bastano mai. Ben poche sfuggono all’occupazione di questa o quella famiglia di senza tetto d’ogni specie; e nessuno accetta di coabitare, salvo qualche serpente. Abbiamo scoperto che se è un grosso felino a occupare una caverna, di regola bisogna lasciargliela; o cedergliela facendo rapidamente fagotto se per caso ci abitavi tu ma la voleva lui. Ciò non impedisce alle donne di continuare a lamentarsi. Figurarsi! Erano capaci di andare avanti per ore. Metà della loro conversazione riguardava le caverne: le deliziose grotte che un tempo avevano avuto… finché il loro maschio aveva consentito a un grosso orso di scacciarli brutalmente; magnifiche caverne spaziose e asciutte nella provincia vicina, che si potevano avere, se appena si rispettava l’opinione di una donna, semplicemente sloggiando quei quattro leoni spelacchiati poche miglia più in là (dove, ad ogni modo, c’erano altre caverne vuote, e molte di più); caverne ideali che si potevano scoprire, libere da leoni, pur di prendersi la briga di andarle a cercare, anziché starsene sempre lì con la scusa di affilare selci; e invece, ecco l’invivibile e fatiscente spelonca che avevano… indegna di tale nome, mera tettoia, rientranza del pendìo che ci piove anche dentro, e senti che brutta tosse ha il bambino…
Roy Lewis, Il più grande uomo scimmia del Pleistocene, Adelphi, Traduzione di Carlo Brera