Georg Groddeck, La voce e l’inconscio

Nell’adulto hanno richiamato la mia attenzione alcune peculiarità della voce. Essa è, nelle stesse persone, ora profonda, ora acuta, ora forte, ora sommessa. Se si presta attenzione a queste variazioni che possono fornire elementi molto utili per la cura dei malati, si capisce che l’inconscio si esprime simbolicamente in esse; che, ad esempio, il tono usuale diventa più acuto perché chi parla è diventato improvvisamente bambino, mentre un tono più profondo, in chi stava parlando con voce acuta, sta a indicare la sua trasformazione in uomo forte. Ma per non venir frainteso, devo ricordare che per l’inconscio non esistono differenze di età, per lo meno non nello stesso senso in cui queste esistono per la coscienza. Nell’affievolirsi della voce, soprattutto in una momentanea raucedine, è simbolizzato il mistero, mentre è vero che il rafforzarsi della parola è noto da sempre come strumento della volontà di convincere. In modo altrettanto indicativo il fatto di arrestarsi nel mezzo di una frase viene simbolicamente usato dall’inconscio come espressione di insicurezza e scrupoli nascosti, congiunti al desiderio struggente di un aiuto, di una spinta – cosa che trova la sua dimostrazione in ogni ora di scuola e in ogni conversazione.

Geotg Groddeck, Il linguaggio dell’Es, Adelphi

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