
Tra le sale del Palazzo delle Esposizioni a Roma, dov’è in corso la mostra Pier Paolo Pasolini. TUTTO È SANTO. Il corpo poetico (fino al 26\2\2023), scartando di lato, oltre una tenda, si trova una sorpresa. È uno spazio in penombra, allestito con un divanetto e un televisore. È il salottino italiano di un tempo. Dopo una giornata di lavoro, in fabbrica o in ufficio, è qui che la famiglia si raccoglieva e trascorreva le brevi sere degli anni Sessanta e Settanta. Questo spazio rappresenta la prima di tre occasioni che nel percorso della mostra rievocano la centralità del televisore nelle case degli italiani, fino a condurci di fronte allo scontro tra Pasolini e il Festival di Sanremo. Vale però la pena di dire che cosa trasmette l’apparecchio esposto. Si tratta di un brano di Scanzonatissimo, film del 1963. Siamo nella sezione della mostra intitolata “Dileggio. Il linguaggio dei padri”. Elio Pandolfi, Alighiero Noschese e Antonella Steni irridono Pier Paolo Pasolini. Ne mettono in ridicolo tanto l’orientamento sessuale, quanto l’ossessione per il popolo e le borgate.
Dopo aver accennato qualche passo di twist, il trio canta sulle arie di una sarcastica marcetta: “Sempre Alfio l’asseconda\pure se è dell’altra sponda\e l’incontro del terzetto è ambientato dentro al letto\lì c’è Alfio, la sua amante e pure il vino spumeggiante\e Turiddu preoccupato per il vino tracannato”. Fuori dal salottino, una grande parete riporta l’impressionante elenco delle trentaquattro denunce subite da Pasolini nell’arco di venticinque anni. Sotto il vetro di una teca è dispiegato un variopinto e allucinante repertorio giornalistico di articoli, vignette, barzellette, invettive e menzogne ordite contro Pasolini dalla stampa di destra (prevalentemente dai settimanali Lo specchio e Il Borghese). Viene da chiedersi: come avrà fatto questo essere umano a sopportare il peso di tanta pressione, e multiple aggressioni, e nel frattempo a scrivere romanzi, poesie, articoli, film?
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