
Emánek percorse il corridoio, scese le scale ed entrò nell’automat. Ordinò una granatina e si sedette vicino a una vecchietta di Libeň che conosceva da quando era piccolo. « Allora nonnetta, come va? » « Bene » gli rispose. « Oggi la zuppa è buona. Ma bollente. E tu, Emánek? Lavori ancora alle acciaierie di Kladno? » « Sì, signora, sempre lì. » « E come si mangia di questi tempi lì da voi? » « Be’, alla mensa della fabbrica, vuole dire? » « E dove sennò. Com’è il menù? » « Allora signora, il lunedì c’è la zuppa alla Poldi, il filetto alla Stroganoff, poi i bignè con glassa di cioccolato. Il martedì la zuppa Jzd49 e il polmone alla viennese con i knedlíky50. » « Uhm allora è migliorata. Sai, quando c’ero io queste cose non le servivano. Avevo sette figli da crescere e dovevo pure trovare il tempo per andare a lavare i defunti. » « Questo, signora, non lo sapevo. » « Già. Non c’è molta differenza tra un bambino piccolo e un uomo che muore. A volte se la fanno sotto dalla paura per quello che li aspetta. E il mercoledì che vi danno? » « Lingua di bue con salsa alla polacca. Il giovedì guláš alla Esterhazy e il venerdì un bel caffè bollente e ciambelle. Ma, signora, i morti non le facevano paura? » « Eh ragazzo, io da giovane non avevo paura di niente al mondo. Prendevo l’accetta e uscivo al buio, dove potevano esserci pure i banditi. Ma una volta mi sono spaventata davvero. Fuori dal villaggio era morta una vecchietta che viveva sola, faceva un freddo cane, arrivammo, poggiammo la bara su una panca e l’impiegato, un certo Franta, scostando la coperta mi fa: “Vammi a prendere il martello, ragazza!”. Esco e proprio in quel momento arriva in bicicletta il nostro capo. Io tiro fuori il martello dalla cassetta e d’un tratto vedo il capo schizzare fuori dalla porta gridando: “Si è alzata!”, e fuggire verso il campo… Io stringevo il martello tra le dita, mi dava forza. Entrai e ci rimasi quasi secca dalla paura. Meno male che avevo quel martello in mano! Invece di sabato che c’è? » « Carne macinata con patate e torta di Linz. Ma signora… » « E la zuppa? Emánek, che zuppa? » « Di trippa. Ma mi racconti com’è andata a finire! » « Entro e vedo Franta chino sul letto che spingeva giù le ginocchia della salma, e quella sembrava che provasse ad alzarsi. » « E lei che ha fatto? » « Mi sono solo messa a urlare. E Franta si è girato, ha fatto un balzo, mi ha spinto via dalla porta ed è scomparso in un amen. Ma io avevo in mano il martello che mi dava forza. »
Bohumil Hrabal, Emánek, “La perlina sul fondo”, Racconti, Miraggi