
Giacomo Papi, Il censimento dei radical chic
Il primo lo ammazzarono a bastonate perché aveva citato Spinoza durante un talk show. In effetti da parte del professor Giovanni Prospero era astata un’imprudenza aggravata dal fatto che si era presentato in studio indossando un golfino di cachemire color aragosta. La citazione gli era scappata di getto nella foga del dibattito, per tentare di alzarne il livello. Si rese conto all’istante di avere commesso un errore: il pubblico si ammutolì e il sorriso del conduttore, di solito così cordiale, si irrigidì in una smorfia ostile:
“Nel mio programma,”disse, “non permetto a nessuno di usare parole difficili. Le pose da intellettuale sono vietate.” Dopo una pausa ostentata, il conduttore aggiunse: “Questo è uno show per famiglie e chi di giorno si spacca la schiena ha il diritto di rilassarsi e di non sentirsi inferiore.”
Il pubblico esplose in un applauso entusiasta in cui si mascheravano rabbia e disperazione. Sembrava che ai presenti si fossero moltiplicate le mani. Prospero provò a difendersi, a spiegare, e cercò di riformulare la frase nel modo più semplice possibile:
“Volevo solo dire che, se non si sforza di ragionare, il popolo diventerà schiavo del primo tiranno.”
Purtroppo ottenne l’effetto contrario: il pubblico cominciò a battere il piedi e a gridare “buuuu” in segno di disaprovazione. Dallo schermo il ministro dell’Interno rincarò la dose schifato:
“Si vergogni! Lei fa citazioni mentre il popolo muore di fame!”
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