
Perché tu mi dici: poeta?
Io non sono un poeta.
Io non sono che un piccolo fanciullo che piange.
Si può immaginare il senso di sgomento da cui sarebbe stato colto Sergio Corazzini di fronte a un post come questo della DANTEBUS. COM/CONCORSO POESIA. Con tutta la fatica che l’autore della poesia-manifesto Desolazione del povero poeta sentimentale aveva fatto per rendere incerta, traslucida, ai limiti dell’inconsistenza la propria figura di poeta, ecco che gli si para davanti un finanziatore/benefattore con una banconota in mano.
– Lei è poeta?
– Certamente no. E’ anche scritto qui: “Io non sono che un piccolo fanciullo che piange”.
– Questo non vuol dire. Ciò che ha scritto non ha niente a che fare col suo statuto di poeta. Nel 1906, lei ha pubblicato una raccolta “Piccolo libro inutile”.
– Appunto. Non vale la pena di parlarne.
– Un libro di versi. Dunque lei è oggettivamente poeta. E se il libro è inutile, come lei sostiene nel titolo, a maggior ragione va supportato economicamente con 500 euro.
– Non se ne parla nemmeno! Se io li accettassi sconfesserei il mio libro. E’ vero che 500 euro sono pochi, ma rappresentano pur sempre un piccolo utile, lei capisce.
– E se il premio istituisse una sezione per non poeti, ne potremmo riparlare?
– Non lo so, è tutto così macchinoso… Sì, forse in questa sezione potrei partecipare, ma senza vincere i 500 euro. Se io venissi premiato in un concorso di poesia, sia pure come non poeta, tutto diventerebbe terribilmente ambiguo.
– No, su questo non posso venirle incontro. Il messaggio è chiaro: “Sei un poeta?/ 500 euro”.
– Allora non se ne fa niente.
– Come crede. Però non dovrebbe essere così rigido.
– Io rigido? Ma niente affatto! Ecco, legga qui… “Io sono un piccolo e dolce fanciullo/ dimenticato da tutti gli umani…”
– Lasciamo perdere. Lo dicevo per lei. Sa quanti si stanno già iscrivendo al concorso?