Narrativa. Virginia Despuentes, Game over (frammento)

In un angolo, un giovane appollaiato su uno sgabello gioca a un videogioco. Accanto a lui una ragazza guarda le forme e i colori che salgono e scendono. Lui l’ha salutata appena, è concentrato sulla sua partita. Lei tenta di parlargli: – Sai, sono appena andata dall’assistente sociale, dice che dovresti passare da lei.
– Non mi rompere le palle.
Dopo una breve pausa lei riprende, tenacemente ma anche scusandosi:
– A casa c’è della posta per te, vuoi che te la porti?
Sembra che lui non abbia sentito. Lei insiste, più dolcemente che può, perché sa che lui non vuole essere disturbato quando gioca, ma è più forte di lei: – Sono cinque giorni che non torni a dormire, se non vuoi più che abitiamo insieme non hai che dirlo. Ha fatto del suo meglio perché nella sua voce non ci fosse né tristezza né rimprovero, perché sa che la tristezza e il rimprovero gli danno fastidio. Lui dà un breve sospiro per farle capire che è esasperato:
– Ieri sera abbiamo festeggiato fino a tardi, questo non significa che voglio traslocare. Smettila di rompere, cazzo!
La risposta non tranquillizza per niente la ragazza. È affranta ma non protesta. Guarda lo schermo, le forme e i colori che vanno sempre più in fretta. Il ragazzo sta manovrando i comandi con un’agilità bestiale. La macchina annuncia: “Game over”; il viso della ragazza s’illumina:
– Vieni, ho dei soldi, ti pago da bere, è tanto che non parliamo un po’. Fa del suo meglio perché la sua voce sia entusiasta e non supplichevole, perché sa che a lui piace l’entusiasmo, mentre il tono supplichevole lo infastidisce.
Lui chiede: – Hai dei soldi?
– Sì, te l’ho detto, offro io. Dove ci sediamo?
– Passameli, faccio un’altra partita.

Virginie Despuentes, Baise-moi, Grasset

Lascia un commento